Home/ Corsi/ Mappare e automatizzare i processi/ Lezione 2: Calcolo o giudizio: che cosa deleghi

Lezione 2: Calcolo o giudizio: che cosa deleghi

La mappa della lezione scorsa adesso serve. Ci passiamo sopra riga per riga con una domanda sola, quella che smista il lavoro fra quello che può fare una macchina e quello di cui rispondi tu. Alla fine hai un passo scelto e una frase che lo tiene sotto controllo.

Smistare i passi di un processo fra calcolo e giudizio
Indice dei contenuti
Lezione 2 di 2 · Lo smistamento Teoria + Laboratorio + Mini-test

Obiettivi della lezione

Adesso che il processo è scritto si può decidere. Decidere qui vuol dire una cosa precisa: dire di ogni passo se quel passo può uscire dalla tua testa oppure se deve restarci.

Alla fine della lezione riesci a:

  • Distinguere il calcolo dal giudizio, con una definizione che regge anche sui casi storti;
  • Usare tre prove veloci quando un passo sembra tutti e due;
  • Riconoscere i passi misti e spezzarli;
  • Scrivere il cancello, cioè la condizione che ferma la macchina e chiama te;
  • Scegliere il primo passo da delegare e sapere come si controlla che sia servito.

La domanda che divide i passi in due

Prendi la tua tabella e passa sulla prima riga. La domanda è questa:

Questo passo è calcolo o è giudizio?

  • Calcolo vuol dire eseguire dei passaggi correttamente. Il risultato giusto esiste, ed è lo stesso chiunque lo faccia.
  • Giudizio vuol dire sapere quali passaggi valga la pena eseguire, accorgersi quando un risultato torna e sbaglia lo stesso, e rispondere della decisione davanti a qualcuno.

La prima cosa le macchine la fanno meglio di noi, e la fanno da sessant'anni. La seconda non la fanno affatto, e i modelli linguistici di adesso la imitano abbastanza bene da confondere chi guarda in fretta.

In azienda questa distinzione separa due modi di usare l'AI che da fuori sembrano uguali. Chi delega il calcolo si allarga: fa le stesse cose in meno tempo e ne aggiunge altre. Chi delega il giudizio si svuota: smette di decidere, e per un anno o due va benissimo, perché le decisioni facili le indovina chiunque. Quando arriva quella difficile, in azienda non c'è più nessuno che sappia prenderla.

Tre prove per i passi dubbi

Metà delle righe si smista in tre secondi. Per le altre servono tre domande, in quest'ordine.

  1. La prova della regola. Riesci a scrivere questo passo come istruzione per una persona nuova, senza mai usare la parola «dipende»? Se ci riesci, è calcolo. Se a metà frase ti serve «dipende da come è messo il cliente», dentro c'è giudizio.
  2. La prova dell'errore. Se il risultato esce sbagliato, uno se ne accorge guardandolo? Un totale di 4.800 € al posto di 8.400 € salta all'occhio; una clausola sbagliata dentro a un contratto di sei pagine si legge bene e fa danno lo stesso. Quando l'errore è invisibile, quel passo vuole un controllo umano anche se resta calcolo.
  3. La prova della firma. Di questo esito risponde qualcuno davanti a un cliente, a un fornitore, a un giudice o a una banca? Se sì, quello è giudizio e resta dov'è. Si può preparare tutto il materiale con una macchina, e la decisione la prendi te.

La seconda prova è quella che si salta

La prova dell'errore non decide dove va il passo, decide quanto lo guardi dopo. Un passo di calcolo con l'errore invisibile si delega e si ricontrolla a campione, per sempre. Le automazioni che fanno i guai grossi sono quasi tutte di questo tipo: funzionano benissimo per otto mesi e nessuno le apre più.

I passi misti si spezzano

Quando un passo non si lascia classificare, quasi sempre è perché sono due passi scritti su una riga sola.

«Calcolare il prezzo» sembra calcolo puro, e quando lo guardi da vicino dentro ci sono due cose: applicare il listino e le quantità, che è calcolo, e decidere lo sconto per quel cliente lì, che è giudizio e che fino a ieri si faceva a occhio. Si scrivono su due righe: applicare il listino va alla macchina, decidere lo sconto resta a te. Da quel momento diventa anche una cosa che puoi insegnare a qualcuno, perché ha un nome.

Stessa cosa per «leggere la richiesta del cliente»: tirare fuori i dati (chi è, che cosa vuole, per quando) è calcolo; capire che cosa vuole davvero e se è un lavoro che ti conviene prendere è giudizio.

La regola pratica

Se dopo le tre prove la risposta resta «tutti e due», hai trovato un passo da spezzare. Spezzarlo è il lavoro più utile di questa lezione: quasi tutto il tempo che si recupera sta nella metà di calcolo dei passi misti.

Uno dei due pezzi esce quasi sempre corto, sotto i cinque minuti della misura che abbiamo usato nella Lezione 1. Va bene lo stesso: lì si spezzava per tenere la mappa leggibile, qui si spezza per poter delegare, e due minuti di giudizio tenuti separati valgono più di venti minuti di calcolo lasciati attaccati.

La stessa mappa, smistata

Torniamo al preventivo del serramentista, con due colonne in più. Le righe 1 e 5 sono state spezzate, quindi i passi diventano nove.

#PassoCalcolo o giudizioMinutiA chi va
1aTirare fuori i dati dalla richiestacalcolo3un assistente AI che riassume
1bCapire se il lavoro ti convienegiudizio2resta tuo
2Fissare il sopralluogocalcolo10un modulo collegato all'agenda
3Misurare in cantieregiudizio e mani45resta tuo
4Scegliere i materialigiudizio20resta tuo
5aApplicare listino e quantitàcalcolo20un foglio con le formule
5bDecidere lo scontogiudizio5resta tuo
6Scrivere il documentocalcolo30un modello con i campi
7Mandare e sollecitarecalcolo10un promemoria automatico

Cinque righe su nove sono calcolo, e valgono 73 minuti sui 145 di partenza. Il mestiere del serramentista sta tutto nelle quattro righe che restano: capire se il lavoro conviene, misurare, scegliere i materiali, decidere lo sconto. Sono settantadue minuti, e sono l'unica cosa per cui un cliente paga lui invece di un altro.

C'è anche il secondo numero, quello dei giorni. La riga 2 e la riga 7 tengono dentro cinque degli otto giorni di attesa, e sono tutte e due calcolo: un modulo per prendere l'appuntamento e un promemoria per il sollecito tolgono più giorni al cliente di quanti minuti tolgano a lui.

Delegare con un cancello

Delegare senza una condizione scritta si chiama sperare. Il cancello è la frase, decisa prima, che dice quando la macchina si ferma e chiama te. Si scrive nello stesso momento in cui si delega, perché scritta dopo il primo guaio è una toppa.

Prende tre forme, e spesso se ne usano due insieme.

  • Sulla cifra. «Sopra i cinquemila euro il preventivo lo rileggo io prima che parta.»
  • Sul caso. «Cliente nuovo, lavoro fuori provincia o richiesta che nomina un'assicurazione: passa a me.»
  • Sulla sicurezza della macchina. «Se l'assistente non è sicuro di aver capito la richiesta, si ferma e chiede.»

La terza forma vuole uno strumento apposta

Un assistente AI di quelli che si usano in chat non ti dice quanto è sicuro di quello che ha appena scritto, e se glielo chiedi ti risponde con un numero che si è inventato. Esistono strumenti che quella misura ce l'hanno davvero, e si vedono nel corso Gen AI per l'automazione dei processi. Finché non li usi, tieniti alle prime due forme, che sono scritte da te e non dipendono da nessuna tecnologia.

Un cancello ha una controindicazione sola, ed è il cancello che non passa mai. Se dopo un mese la macchina ti ha chiamato una volta su due, o hai delegato il passo sbagliato, oppure la condizione è scritta troppo larga.

Della decisione rispondi tu

L'ultimo movimento è il più corto da spiegare e il più facile da lasciare indietro. Quello che esce dalla macchina porta il tuo nome. Il cliente ha parlato con te, la fattura la firmi te, del preventivo sbagliato rispondi te.

La regola d'aula è questa: se una cosa la manda fuori la macchina e sotto c'è il tuo nome, per il primo mese quella cosa la leggi tutta. Dopo un mese sai quali errori fa, e decidi quanto guardarla. Anche quella è una decisione tua, presa su dei dati che ti sei procurato.

Da dove si comincia, e con che cosa

Il primo passo da delegare ha tre caratteristiche insieme: succede spesso, viene sempre uguale e se sbaglia non fa danni grossi. Ordina le righe di calcolo per volte a settimana moltiplicate per i minuti, e scendi dall'alto finché non trovi la prima che passa anche la prova dei danni.

Poi lo strumento, e si sceglie dall'alto in basso fermandosi al primo che basta.

  1. Togliere il passo. Il passo più veloce è quello che non c'è. Un foglio ricopiato due volte, una firma che nessuno legge, un controllo che duplica quello di prima.
  2. Un modello. Un documento già scritto con tre buchi da riempire.
  3. Un modulo. Sei campi in una pagina, fatti con Google Moduli o con Microsoft Forms: chi ti chiede qualcosa riempie quello che ti serve, e finisce l'andirivieni delle domande.
  4. Un foglio di calcolo con le formule. Excel o Fogli Google, per tutto quello che è conti.
  5. Un assistente AI con le istruzioni scritte in un file. Per quello che è testo: riassumere, riscrivere, smistare, tirare fuori dei dati.
  6. Un programma che li collega. Quando i passi automatici sono già tre o quattro e il tempo se ne va a passarsi le cose fra le mani.

In aula il numero 3 vince quasi sempre

Il modulo risolve più problemi degli altri cinque messi insieme, e non è intelligenza artificiale. Le mezze giornate perse a rincorrere i clienti per farsi dire una misura, un indirizzo o una partita IVA si chiudono con sei campi in una pagina, e si mettono in piedi in venti minuti.

Una settimana dopo si rimisura

La mappa ha due numeri e una data in fondo, e servono a questo. Una settimana dopo aver acceso la prima delega, rifai il conto sulla stessa tabella: minuti di lavoro e giorni di calendario.

Se sono scesi, prendi la riga successiva. Se sono rimasti uguali, il passo che hai delegato non era quello: la mappa resta buona e la scelta si rifà. Capita spesso di scoprire che il tempo si è spostato invece di sparire, perché i 30 minuti del documento sono diventati 25 minuti di controllo; anche quello è un dato, e dice che il cancello è troppo stretto.

Laboratorio: smista la tua mappa

Obiettivo: la tabella della Lezione 1 con due colonne in più, un passo scelto e una frase di cancello.

Consegna

  1. Aggiungi due colonne alla tua mappa: «calcolo o giudizio» e «a chi va».
  2. Passa riga per riga con la domanda. Sulle righe dubbie fai le tre prove, in ordine.
  3. Spezza i passi misti in due righe, con due nomi diversi.
  4. Somma i minuti delle righe di calcolo e scrivi il totale accanto a quello di partenza.
  5. Scegli un passo solo, quello che succede spesso, viene sempre uguale e se sbaglia non fa danni.
  6. Scrivi il cancello in una frase sola, e scrivi la data di oggi accanto ai due numeri.

Risultato atteso

Una mappa smistata, un numero che dice quanti minuti a settimana sono delegabili, un passo cerchiato e una frase che comincia con «se». Fra una settimana quella pagina ti dice se hai fatto la mossa giusta.

Mini-test di autoverifica

Istruzioni

Sezione A: 4 domande a risposta multipla (1 punto). Sezione B: 1 domanda aperta (3 punti). Totale 7. Soglia: 60% (5/7).

Sezione A: risposta multipla

  1. Il giudizio è:
    a) eseguire dei passaggi correttamente   b) sapere quali passaggi valga la pena eseguire e risponderne   c) lavorare in fretta   d) una cosa che fa l'AI meglio di noi
  2. Un passo che dopo le tre prove resta «tutti e due»:
    a) si delega comunque   b) si spezza in due passi con due nomi   c) resta umano per sempre   d) si cancella
  3. Il cancello si scrive:
    a) dopo il primo errore   b) nello stesso momento in cui si delega   c) quando lo chiede il cliente   d) alla fine dell'anno
  4. Fra gli strumenti, il primo da provare è:
    a) un assistente AI   b) un programma che collega tutto   c) togliere il passo   d) un foglio di calcolo

Sezione B: risposta aperta

  1. (3 punti) Prendi un passo della tua mappa che hai messo fra i calcoli e scrivi il suo cancello in una frase che comincia con «se». Poi scrivi in due righe che cosa succede quando quel cancello si chiude: chi viene chiamato, e con che cosa in mano.
Mostra risposte corrette

Sezione A

  1. b: la responsabilità fa parte della definizione, e le macchine quella parte lì non ce l'hanno.
  2. b: quasi tutto il tempo che si recupera sta nella metà di calcolo dei passi misti.
  3. b: un cancello scritto dopo il guaio è una toppa, e si scrive sempre troppo stretto.
  4. c: il passo più veloce è quello che non c'è, e automatizzare uno spreco lo rende uno spreco veloce.

Sezione B, risposta modello

5. Esempio: «Se il totale del preventivo supera i cinquemila euro, il documento resta in bozza. Arriva una notifica a me con il PDF già pronto e la riga del listino che ha pesato di più, così lo guardo in due minuti e lo mando io.» Vale pieno chi dice anche che cosa ha in mano la persona chiamata: un cancello che ti sveglia senza darti il materiale ti fa rifare il lavoro da capo.

Valutazione (su 7)

  • 7: ottimo. 5-6: sufficiente. < 5: rileggi le tre prove e rifai lo smistamento: è la mossa che il resto del metodo usa dappertutto.

Riassunto della lezione

Cosa hai imparato

  • Calcolo è eseguire dei passaggi correttamente; giudizio è sapere quali valga la pena eseguire e risponderne. La prima cosa va alla macchina, la seconda resta a te.
  • Tre prove per i casi dubbi: la regola, l'errore visibile, la firma.
  • I passi che sembrano dubbi sono quasi sempre due passi, e lì sta il tempo che si recupera.
  • Il cancello si scrive quando si delega, sulla cifra, sul caso o sulla sicurezza della macchina.
  • Si comincia da un passo solo e si rimisura dopo una settimana, sulla stessa tabella.

Dove si continua

Hai finito il minicorso, e quello che hai in mano sono i primi due movimenti del metodo: Divide e Discerne. Gli altri due, Delega e Responde, qui li hai visti di striscio nel cancello e nella firma.

Per costruire davvero la delega che hai scelto c'è Gen AI per l'automazione dei processi, sette lezioni gratuite. Per il metodo intero c'è la pagina di Divide et Delega.

Su tutta la tua azienda, per ventiquattro serate

Il percorso Divide et Delega applica questi movimenti a un processo per volta, in diretta, martedì e giovedì dalle 18:30. Alla fine il project work lo correggo io.

Vedi il percorso
Federico BoggiaRispondo io, in giornata

Ciao! Dimmi che ti serve: un corso online, un workshop di AI in aula a Livorno o la formazione per la tua azienda.

Scrivimi su WhatsApp